Era il 1991 quando una legge, la 381, arrivò a dare un nome e un’identità a tante piccole imprese cooperative, nate negli anni passati da esperienze di volontariato con l’obiettivo di fornire servizi alla comunità. La legge valorizzò esperienze che, pur mantenendo la dimensione della mutualità interna, sviluppavano anche quella esterna, con la comunità e i suoi bisogni a cui il pubblico non sapeva dare risposte. Oggi questa legge così preziosa compie 30 anni. Cosa ha significato per le cooperative sociali di tipo A e B? Quanto è ancora attuale oggi? Affrontiamo l’argomento con Martina Mariani, responsabile degli inserimenti lavorativi di Villa Perla Service.

Quanto è stata ed è tuttora importante la Legge 381? Che cosa ha portato all’interno del panorama delle cooperative sociali di tipo A e di tipo B, tra cui Villa Perla Service?

Senza dubbio negli anni Novanta la Legge 381 è stata rivoluzionaria. Ha dato finalmente un nome a realtà ed esperienze che da tempo erano presenti nel mondo sociale e che rivolgevano i propri servizi agli altri. La Legge ha cercato di rispondere concretamente alle esigenze che in quel momento emergevano. Ho letto un interessante articolo di Felice Scalvini, che allora aveva partecipato alla stesura della Legge: nell’articolo, Scalvini racconta i vari passaggi necessari negli anni Ottanta per poter poi approdare a un equilibrio in Parlamento. Non dimentichiamoci che vi erano due “visioni cooperative”, quella legata alla Democrazia Cristiana e quella legata al Partito Comunista: una visione sociale simile ma con impronte inevitabilmente diverse, una improntata al lavoro e l’altra sull’aspetto mutualistico e di solidarietà sociale. È stato un punto di partenza importante e rivoluzionario, che oggi è ancora definito dall’articolo 1 della legge legato alla mission delle cooperative sociali: perseguire all’interesse generale della comunità, alla promozione e all’integrazione sociale dei cittadini”.

Come Villa Perla Service porta avanti questa mission? Quanto la cooperativa si rivede in questa definizione?

“Moltissimo, perché crediamo che il lavoro sia un degli elementi principali che consentono di perseguire questo obiettivo. La cooperazione sociale nasce dall’esigenza di solidarietà con l’obiettivo di inserire i cittadini fragili, in un contesto che non deve essere più solo pensato in maniera assistenziale. La persona svantaggiata diventa non più utente ma socio, passa da soggetto passivo a soggetto attivo. Questa è integrazione sociale. La differenza tra una cooperativa di tipo A e di tipo B sta anche in questo: la A si rivolge direttamente alla singola persona, mentre la cooperativa di tipo B parte da un pensiero più imprenditoriale. È un’azienda che svolge attività alla stregua di tante altre cooperative agricole, industriali e commerciali, ma al suo interno ha il 30% di persone appartenenti alla fascia debole definite dall’articolo 4”.

La Legge è nata nel 1991, Villa Perla Service nel 1994: quanto la Legge 381 ha facilitato la costituzione della cooperativa?

“La nascita di Villa Perla Service è stata anche una conseguenza della 381. La nostra cooperativa nasce da Villa Perla, una struttura di Multedo che nel dopoguerra ha accolto gli orfani di guerra. Una delle poche strutture laiche a fare questo. Negli anni Ottanta nasce poi la cooperativa Villa Perla, che comincia a sviluppare servizi rivolti ai minori e alla ristorazione scolastica. Con la Legge 381, che ha differenziato cooperative di tipo A e di tipo B, Villa Perla Service ha potuto prendere in mano i servizi di tipo B. Non avrebbe potuto farlo come cooperativa di tipo A”.

La Legge 381 oggi ha 30 anni: vi sono alcuni aspetti della legge da attualizzare o lacune da colmare?

“Sicuramente sarebbe necessario mettere mano all’articolo 4. Tale articolo definisce alcune categorie di svantaggio che esistono ancora ma sono oggi limitanti rispetto alla situazione attuale: mi vengono in mente tutti quei soggetti appartenenti alla cosiddetta area grigia, legata alle nuove povertà, ai richiedenti asilo, alle donne vittime di violenza, tutte categorie che in questo momento storico si trovano in una condizione di elevata fragilità e avrebbero necessità di essere incluse all’interno di quest’area. Sotto questo aspetto la Legge 381 avrebbe bisogno di essere attualizzata”.

Importante anche la riforma del Terzo settore, che ha mantenuto intatta la cooperazione sociale, ampliandone la possibilità con lo strumento dell’impresa sociale che è la sua naturale evoluzione…

“La legge del Terzo Settore senza dubbio va ad aggiungere dei “pezzi mancanti” a quello che è il mondo del terzo settore. Di fatto non lo riduce al mondo cooperativo o associativo ma ne amplia le varie prospettive partendo dalle imprese sociali, dando loro una forma molto più imprenditoriale. Probabilmente questa forma è molto più attuale e necessaria oggi: il periodo storico in cui siamo è ben diverso da quello degli anni Novanta: il mondo delle cooperative di tipo B oggi deve spesso andare in gara con realtà che in alcun modo non sono cooperative sociali. A maggior ragione il mondo delle cooperative sociali di tipo B deve alzare il livello per poter stare sul mercato, tenendo bene a mente il suo vero obiettivo. In questa ottica, la riforma del Terzo settore non può che essere un intervento positivo e che fa ben sperare per il futuro”.

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